Verme, per pochi secondi.
Viaggiare sui mezzi pubblici di una città come Milano è un tuffo in un mare di immagini, odori, suoni ed emozioni. Al Censis, fare il suo annuale rapporto, basterebbe 1 ora di metro. Scoprirebbe come gli italiani vestono, come parlano, cosa leggono.
Ma a volte si scopre di più. Stamattina io ho capito qualcosa di più su di me.
Leggevo in metro il mio libro di Romagnoli quando sento un colpo forte alle gambe. Un uomo era per terra, vicino ai miei piedi, con occhi sbarrati e in evidente stato confusionale. E' una persona palesemente in pessime condizioni, vestito male, dimostra 40 anni ma potrebbe averne 20. Una situazione davvero straordinaria, in cui mi trovo. E qui, escono i miei limiti. Nei 5 secondi successivi penso, nell'ordine: faccio finta di niente, mi sposto e lascio perdere, ci penserà qualcuno a fare qualcosa. Guardo in faccia gli altri viaggiatori che guardano in faccia gli altri viaggiatori. Nessuno fa nulla.
A quel punto mi chino gli do la mano e lo aiuto ad alzarsi. Lui mi ringrazia e scusandosi con tutti dice di non essere un drogato ma che negli ultimi giorni non ha dormito e non stava bene. Alla successiva fermata è sceso.
Io mi sono sentito un verme. Per 5 secondi ho pensato di far finta di niente. Era solo un povero cristo, in difficoltà. Ma cosa mi è successo, cosa sto diventando? Ho chiuso il libro e non ho più letto. A quel punto, mi sembrava di mancare rispetto anche all'autore di quel bellissimo libro.
La Repubblica dei Trans
Sempre incredibile come in Italia tutto si agiti e si rivolti quando accadono fatti che coinvolgono i transessuali. Ne succedono di tutti i colori, in Italia. Corruzione, concussioni, bancarotte devastanti, mafia e terrorismo politico. Ma tutto sommato, poco clamoro. Appena beccano qualche vip o politico ingarbugliato in una love story con un transessuale, esplode l'ira del Parlamento, del Garante e il mondo dei media si mobilita.
Ieri sera, la trasmissione Matrix è stata travolgente. Non riuscivo a staccarmi dal video. Grande come sempre Vittorio Feltri e - a sorpresa - BelPietro.
Ma, tra tanti direttori di testata e qualche ministro, la cosa più intelligente la detta una ragazza-valletta (di cui ahimè non ricordo il nome) ospite della trasmissione: ognuno può fare quello che vuole, anche andare con i transessuali. Ma se sei un politico non puoi, perdi credibilità e autorevolezza.
Ista, ista, Zapatero feminista
Riprendo il titolo da Gianfreak su cui ho letto questa straordinaria notizia. Forse, con politici come Zapatero, mi tornerebbe la voglia e il cuore di partecipare ed essere meno indifferente. La questione è: aspettiamo le buone azioni dei politici e ritorniamo a vivere la politica, o insorgiamo (in qualche modo) e cambiamo la classe politica in modo da avere politici come Zapatero?
Indifferenza
A proposito degli indifferenti Gramsci diceva..
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.....Odio gli indifferenti perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime."...
Io sono un indifferente, nel senso che per sopravvivere faccio finta di non interessarmi alla politica, ma in realtà non passa giorno che non legga e mi documenti su come vanno le cose. Poi apro il giornale e scopro che ancora una volta due parlamentari sono venuti alle mani in Parlamento (che non si chiama Picchiamento). Allora chiudo il giornale, finisco il caffè e dico, chissenefrega.
Ma giuro, in cuor mio ci soffro.
La peste del linguaggio
"...A volte mi sembra che una epidemia pestilenziale abbia colpito l'umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l'uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza, come automatismo che tende a livellare l'espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare le punte espressive, a spegnere ogni scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze.
Non m'interessa qui chiedermi se le origini di quest'epidemia siano da ricercare nella politica, nell'ideologia, nell'uniformità burocratica, nell'omogeneizzazione dei mass-media, nella diffusione scolastica della media cultura. Quel che mi interessa sono le possibilità di salute. La letteratura (e forse solo la letteratura) può creare degli anticorpi che contrastino l'espandersi della peste del linguaggio."
Questo testo è tratto da Le lezioni americane di Italo Calvino scritto nel 1985, libro che personalmente considero una guida spirituale per lo sviluppo costante della mia cultura media. Nelle Lezioni si trovano i testi di 6 conferenze che Italo Calvino avrebbe dovuto tenere all'Università Harvard nell'anno accademico 1985-86. In particolare, si riferisce alla conferenza dedicata al tema dell'Esattezza (mirabile il capitolo dedicato alla Leggerezza).
Mi colpisce molto questo testo perché esprime esattamente il mio pensiero e il mio patimento. E' un fastidio quotidiano che provo, sentendo parlare la gente intorno a me. Ma anche sentendo parlare me stesso, contaminato da questa peste. Le persone parlano male (e forse pensano male), esprimono i concetti con frasi elementari, con un vocabolario di pochi lemmi, con una grammatica errata. Eppure, in un mondo edonista, la ricerca del bello dovrebbe partire proprio dalla capacità di esprimere un pensiero, dalla capacità di comunicare magari in un'esplosione di sinestesie.
Bentornata Regina dei fiumi
La lontra torna a vivere nei fiumi abruzzesi.Il Tempo di Mezzo