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mercoledì, 23 maggio 2007

Free Press, no thanks

In metropolitana vedo molte persone leggere i quoditiani cosiddetti Free Press (Metro, Leggo, City, quelli di Grauso).
Una ricerca (sponsorizzata dai soggetti di cui sopra) sostiene che il fenomeno della free press ha aumentano il numero di lettori, senza togliere copie ai newspapers tradizionali. Sono in sostanza, nuovi lettori.
Non solo, negli ultimi mesi, anche gli editori tradizionali hanno immesso le loro versioni di free press; escono nel pomeriggio (per il rientro dei pendolari) e seguono la struttura qualitativa della free press per antonamasia.

Ho letto tutte le versioni delle free press. E sono giunto alla conclusione che questo fenomeno sta creando un nuovo tipo di lettura: superficiale, sbrigativa, senza struttura e senza sostanza.
La regola è: un giornale della free press si legge in 20 minuti, tempo medio previsto per il raggiungimento del posto di lavoro di milioni di lavoratori. Così, dopo il fast food ecco il fast reading.
Leggere la freepress è come andare da McDonald's.

Io, invece, adoro gustare la mia colazione, con i giornali veri e, come è successo stamattina, soffermarmi a leggere; e magari trovi un'analisi di Saramago su Borges e i suoi personaggi nella rubrica Cultura del Corriere della Sera.
Il tempo è il nostro bene, donatelo a voi stessi. Fa bene anche al nostro cervello.

postato da: baltasar alle ore 15:15 | link | commenti (4)
categorie: pensieri
venerdì, 04 maggio 2007

In viaggio con Erodoto e Kapuscinski

in questi giorni ero in viaggio in America Centrale. Come ogni viaggio ho portato con me alcuni libri. Tra questi, suggerito da un'amica, avevo il meraviglioso libro In viaggio con Erodoto di Ryszard Kapuscinski.

E' stata una piacevole scoperta. Non avevo letto nulla di Kapuscinki. Questo libro è un viaggio nel tempo e nello spazio, tra eroi classici e cronaca contemporanea. E' certamente tra i 10 libri più belli che abbia mai letto.

«...Un viaggio non inizia nel momento in cui partiamo né finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtà comincia molto prima e non finisce mai, dato che il nastro dei ricordi continua a scorrerci dentro anche dopo che ci siamo fermati. E' il virus del viaggio, malattia sostanzialmente incurabile».

«...Più leggevo Erodoto, più scoprivo in lui un'anima gemella. Che cosa lo aveva indotto a muoversi, ad agire, a intraprendere lunghi viaggi e spedizioni rischiose? Probabilmente la curiosità del mondo, il desiderio di esserci, di vedere e di sperimentare tutto di persona. Una passione del genere è rara a trovarsi».

postato da: baltasar alle ore 12:01 | link | commenti (1)
categorie: libri