Vorrei volare via...ma mi sento un mattone
Stamattina ho immaginato di avere 75 anni e di essere prossimo alla morte. Mi domandavo cosa pensa un uomo giunto alla fine della sua vita. Avrà rammarico per tutto ciò che non ha fatto? Parlo non delle cose che universalmente vengono riconosciuti come obiettivi e mete di ogni uomo (matrimonio, figli, lavoro). Penso alle cose semplici: un viaggio, un'esperienza, una lingua mai capita, passi di ballo mai imparati, la fuga. Ognuno di noi ha dei piccoli sogni, quelli a cui pensi prima di addormentarti. Ecco, penso che nel momento in cui si sta per andarsene, si pensi a quei sogni mai realizzati.
Ho poi timore che giunti alla fine della corsa, guardare come si è speso la vita possa risultare una drammatica delusione. Lavorare, fare carriera, sacrificare giorni e giorni a fare il nulla. Perché cos'è il lavoro ? Cos'è tutto questo dimenarsi tra le pieghe di un sistema che ci incita a dare sempre di più? Ho timore che in quel momento penserò a tutti i giorni buttati via a ripetere le stesse mosse dalla mattina alla sera: alzarsi, sbarbarsi, viaggio in auto, 8 ore di "lavoro", lo stress da "questo lavoro non mi piace", il viaggio di ritorno, televisione, letto.
E allora perché non provare a realizzarli questi sogni. Perché mi risultata così difficile la fuga da questa normalità. Quanti amici sentiamo dichiarare il loro desiderio di mollare tutto e scappare verso mete esotiche dove aprire un chirinquito su una spiaggia. Quante volte anch'io l'ho detto. Eppure siamo uomini liberi.
