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giovedì, 16 marzo 2006

Ecuador: governo ordina uso della forza per frenare proteste indigene

Stretto nella morsa delle proteste dei settori sociali che minacciano la sua già fragile stabilità, il governo di Quito ha deciso “l’uso della forza per contenere la violenza e preservare l’ordine e la pace sociale”: lo ha detto il ministro della Difesa, Oswaldo Jarrín, precisando che le misure di sicurezza saranno rafforzate soprattutto nelle 10 delle 22 province del paese paralizzate da manifestazioni e blocchi stradali. L’annuncio del ministro è stato seguito dall’atteso discorso del presidente Alfredo Palacio alla nazione. “È ripresa la criminale demolizione delle nostre istituzioni fondamentali” ha esordito il capo dello Stato ‘ad interim’, subentrato appena 11 mesi fa a Lucio Gutiérrez, destituito dopo massicce proteste di piazza. Palacio ha ribadito la volontà di firmare il Trattato di libero commercio (Tlc) con gli Usa – uno dei principali ‘nodi della discordia’ osteggiato dai movimenti indigeni – accusando i suoi oppositori “di promuovere un conflitto interno senza soluzione che frammenta gravemente la nostra nazione”. Il presidente ha liquidato il malcontento scatenato dal Tlc e dalla permanenza nel paese dell'impresa petrolifera statunitense ‘Oxy’ come “meri pretesti politici” per “fomentare il caos”. Anche il presidente del Parlamento Wilfrido Lucero, che nei mesi scorsi ha ingaggiato un duro braccio di ferro con l’esecutivo contro la volontà di Palacio di promuovere riforme costituzionali prima delle elezioni del prossimo autunno, ha ammesso che “il paese è in una situazione molto critica, si avvia verso l’anarchia e probabilmente verso la dissoluzione”.

Dalla Confederazione delle nazionalità indigene (Conaie), protagonista negli ultimi anni delle mobilitazioni più radicali contro la politica economica ed estera del governo, è giunta la conferma che “le manifestazioni continueranno fino a quando non verranno interrotti i negoziati sul Tlc”. Luis Macas, presidente della Conaie, ha ribadito che “il movimento non intende chiudere il dialogo” asserendo tuttavia che “è Palacio a non volere discutere con la popolazione e se si manterrà su questa posizione può anche tornarsene a casa”.

da Misna.org

postato da: baltasar alle ore 11:26 | link | commenti
categorie: america latina, ecuador