A Cuba

Cuba ha il sapore dolciastro del succo di canna e quello caramellato della melassa, lo stordimento dell'uragano, l'amarezza del tabacco e l'aroma intimo del caffè, l'ebbrezza mielosa del frutto che s'apre al sole e la scossa del rum con qualche goccia di limone. Non affascina soltanto: travolge e dà assuefazione. Provoca un magone languoroso detti, nel gergo dei suoi consenzienti tifosi, "cubanite". E' molto di più che una semplice questione di nostalgia. Cuba ti entra fin nelle ossa come una pioggia tropicale. Sai che tornerà il sole, che asciugherai. Ma sai anche che non la potrai mai più dimenticare.
da: A Cuba, di Manilo Manera.
In viaggio con Goethe
...Una meravigliosa serenità s'è diffusa in tutta l'anima mia, simile al dolce mattino di primavera, e io in tutto il cuore godo. Sono solo, e mi rallegro della mia vita in questa terra che è fatta per anime quale è la mia. Mi sento così felice, così totalmente sommerso nel sentimento del placido essere, che la mia arte ne soffre... E quando poi ai miei occhi è crepuscolo e il mondo intorno a me e il cielo tutto entro l'anima mia si giacciono come forma di una donna amata; allora spesso mi prende nostalgia, e dico a me "ah se tu potessi esprimere, se tu potessi alitare sulla carta ciò che con tanta pienezza e ardore vive in te, sicché la tua parola rispecchiasse l'anima tua come nell'anima tua si specchia l'infinità di Dio!". O amico! Ma di questo io perisco; io soccombo alla violenza della sublimità di queste apparizioni.
(Goethe, I dolori del giovane Werther)
Parafrasando Kapuscinsky, inizio oggi il mio viaggio letterario nelle opere di Goethe.
Non ho mai letto nulla di Goethe e ho deciso che il giovane Werther sarà la mia prima guida.
Ho tra le mani il libro e sono emozionato come un bambino di fronte al suo nuovo e tanto desiderato gioco.
Il cacciatore di aquiloni
Conosco poco dell'Afghanistan. Ricordo le immagine dei Buddha di Bamiyan abbattuti dai cannoni dei carri armati talebani. Ricordo di aver letto di esecuzioni capitali nei campi di calcio, tra il primo e secondo tempo, a monito di tutti gli spettatori. Ricordo la povera Maria Grazia Cutuli. Il resto, immagini dalle tv e resoconti da finti reporter in albergo.
Khaled Hosseini ne Il cacciatore di aquilioni, non pretende di essere reporter o storico degli avvenimenti delle sua terra. Solo qualche immagine, forte, e qualche riflessione. Il resto, è la storia di un uomo nato vigliacco e invecchiato da eroe.
"...in questo mondo, Amir, ci sono solo tre paesi che contano: l'America innanzitutto, la Gran Bretania e Israele. Gli altri...faceva un gesto con la mano come per scacciare una mosca fastidiosa...sono come delle vecchie pettegole"
I Buddenbrook
Ci sono libri in cui ci si immedesima nel personaggio. E' quel che è successo a me seguendo le gesta di Thomas Buddenbrook
Non è ogni uomo un errore, un passo falso? Non cade in una progionia tormentosa appena nasce? Prigione! Prigione! Barriere e legami dappertutto! Di fra le sbarre della sua individualità l'uomo contempla disperato le mura massicce delle circostanze esteriori finché arriva la morte e lo invita al ritorno e alla libertà. (Thomas Mann).
In italia, più di 20 milioni di persone non legge libri.
Il 37% della popolazione di 6 anni e più non ha letto neanche un libro negli ultimi 12 mesi.
Si legge di più nel Nod-ovest (67,5%), mentre nel Sud e nelle Isole la percentuale di lettori è di circa il 50%. I non lettori sono soprattutto uomini (il 41,6% rispetto al 32,7 delle donne).
La noia della lettura è la motivazione principale (29,8%) per i non lettori. Da paura il fatto che l' 8,3% di chi non legge (pari a 1 milione e 700mila persone) dichiara come motivo di non lettura il non saper leggere o il leggere male.
Il 12,3% delle famiglie (pari a 2 milionie 800mila famiglie) dichiara di non possedere libri a casa.
I lettori forti, ossia che ha letto sette libri o più negli ultimi 12 mesi, rappresentano il 34,7%. I lettori deboli (da uno a tre libri) sono il 31,4%.
Soltanto il 14,4% ha letto più di dodici libri in un anno.
(indagine Istat 2006)
In viaggio con Erodoto e Kapuscinski
in questi giorni ero in viaggio in America Centrale. Come ogni viaggio ho portato con me alcuni libri. Tra questi, suggerito da un'amica, avevo il meraviglioso libro In viaggio con Erodoto di Ryszard Kapuscinski.
E' stata una piacevole scoperta. Non avevo letto nulla di Kapuscinki. Questo libro è un viaggio nel tempo e nello spazio, tra eroi classici e cronaca contemporanea. E' certamente tra i 10 libri più belli che abbia mai letto.
«...Un viaggio non inizia nel momento in cui partiamo né finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtà comincia molto prima e non finisce mai, dato che il nastro dei ricordi continua a scorrerci dentro anche dopo che ci siamo fermati. E' il virus del viaggio, malattia sostanzialmente incurabile».
«...Più leggevo Erodoto, più scoprivo in lui un'anima gemella. Che cosa lo aveva indotto a muoversi, ad agire, a intraprendere lunghi viaggi e spedizioni rischiose? Probabilmente la curiosità del mondo, il desiderio di esserci, di vedere e di sperimentare tutto di persona. Una passione del genere è rara a trovarsi».
Travaglio, da leggere
Oggi la manipolazione dell'informazione è più nascosta e più insidiosa. Sembra paradossale, ma con la censura era più facile. I potenti del mondo oggi usano mezzi più pericolosi per manipolare l'informazione. Basta tagliare la pubblicità a un giornale o nominare un caporedattore comodo per raggiungere i propri scopi. (Ryszard Kapuscinski).
Quando potremo dire tutta la verità, non la ricorderemo più. (Leo Longanesi).
Ho appena finito di leggere l'ultimo libro di Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti. E' un libro che consiglio, con l'avvertenza che vi farà arrabbiare molto. Travaglio riapre nuove e vecchie questioni (anzi, ferite) evidenziando come il mondo del giornalismo sia in Italia fortemente succube del potere politico. Come lui stesso cita, "Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia. O da riporto".
Credo sia un libro necessario da leggere per chi voglia davvero capire gli eventi politici degli ultimi 15 anni.
La peste del linguaggio
"...A volte mi sembra che una epidemia pestilenziale abbia colpito l'umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l'uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza, come automatismo che tende a livellare l'espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare le punte espressive, a spegnere ogni scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze.
Non m'interessa qui chiedermi se le origini di quest'epidemia siano da ricercare nella politica, nell'ideologia, nell'uniformità burocratica, nell'omogeneizzazione dei mass-media, nella diffusione scolastica della media cultura. Quel che mi interessa sono le possibilità di salute. La letteratura (e forse solo la letteratura) può creare degli anticorpi che contrastino l'espandersi della peste del linguaggio."
Questo testo è tratto da Le lezioni americane di Italo Calvino scritto nel 1985, libro che personalmente considero una guida spirituale per lo sviluppo costante della mia cultura media. Nelle Lezioni si trovano i testi di 6 conferenze che Italo Calvino avrebbe dovuto tenere all'Università Harvard nell'anno accademico 1985-86. In particolare, si riferisce alla conferenza dedicata al tema dell'Esattezza (mirabile il capitolo dedicato alla Leggerezza).
Mi colpisce molto questo testo perché esprime esattamente il mio pensiero e il mio patimento. E' un fastidio quotidiano che provo, sentendo parlare la gente intorno a me. Ma anche sentendo parlare me stesso, contaminato da questa peste. Le persone parlano male (e forse pensano male), esprimono i concetti con frasi elementari, con un vocabolario di pochi lemmi, con una grammatica errata. Eppure, in un mondo edonista, la ricerca del bello dovrebbe partire proprio dalla capacità di esprimere un pensiero, dalla capacità di comunicare magari in un'esplosione di sinestesie.
Un buon libro
Ogni tanto si incontra sulla propria strada un buon libro. E mi viene subito voglia di suggerirne la lettura ai miei amici. Il segreto del viandante, di Marcello Veneziani è stata una piacevole lettura, un viaggio riflessivo. Lo consiglio. Ecco alcuni brani....
...Viaggiando per mare si scorgono due tipi umani. Ci sono i viaggiatori di prua che amano guardare la nave che fende la verginità dell'ignoto, avanzano in cerca di futuro e si eccitano al vento che narra sul loro volto degli invisibili approdi venturi. E ci sono i viaggiatori di poppa, che amano invece vedere il tempo trascorso che disegna gorgoglii di schiuma, che via via si compongono fino a essere inghiottiti nel maestoso oblio del mare.
…Detesto prestare libri o addirittura cederli, mi sembra di donare sperma alla banca del seme; mi preoccupa la loro ignota destinazione e l'utero mentale che li accoglierà e poi li metterà al mondo.
…Ho adottato un criterio inflessibile per la loro collocazione: ad inferos ci sono i libri malvagi. C'è ad esempio tutta la collezione dei libri che riguardano i cattivi maestri, le filosofie maledette, i saperi fuorvianti, le pericolose utopie che hanno insanguinato la storia. Nei piani di mezzo, ad altezza d'uomo, ci sono i libri più cari e più benemeriti, e i più consultati. Vicini ai punti di luce i libri metafisici, all'altezza della mia scrivania gli autori più cari, padri e fratelli in spirito. Più in alto, ad altezza di carezza in punta di piedi, i libri che meritano affetto più che lettura, per ragioni di famiglia, di vetustà o d'autore. Nei piani più alti, estremi, ci sono i libri leggeri, più vacui e meno essenziali, come evaporati per loro scarsa sostanza.
…Cos'è questo rifugio assoluto nella lettura, questa impellenza di annegare la vita nella sua spiegazione?
…C'è una barbarie soffusa che passa inosservata e fatale ma che rileva il livello feroce di disumanità dei nostri anni pur così dolci e imbevuti di filantropia. E' la barbarie che si accanisce contro la vecchiaia, considerata un'intrusione e un'infrazione ai codici di vita del nostro tempo. Facile preda di scippi, raggiri, rapine, inerme pedone dalle gambe e le mani fragili, il vecchio è la vittima docile e più vulnerabile di vili e canaglie. Ma la barbarie soffusa non riguarda la delinquenza, piuttosto l'umanità restante che non perdona al vecchio la sua persistenza....Il vecchio poi non produce, è un ramo secco, dunque è un peccato contro il dogma produttivo dell'era mercantile.
...Il vecchio non esalta la vita. il corpo, la salute, il sesso, ma la loro disfatta, e dunque rappresenta la nuova oscenità rispetto alle virtù gaudenti della bio-società.
…Una volta, notava Stefan Zweig, i giovani si travestivano da vecchi per farsi autorevoli; oggi accade il contrario perché il giovanilismo è l'unico passaporto falso per varcare la dogana dell'accettabilità sociale.
…Nel segno del ritorno la vita assume sferica compiutezza; non è la lunghezza a realizzarla né la fuga in avanti; ci possono essere vite prolisse e incompiute e altre più brevi, ma armoniosamente conchiuse. Ci possono essere vite sovrabbondanti e desertiche e altre più semplici e perfette.
...la vita come gravidanza di morte
Don Chisciotte
Cap. XII libro 2.
…bisogna pur che qualcosa mi si attacchi del senno di Signoria Vostra. Perché le terre che son di suo sterili e aride, concimandole e coltivandole, arrivano a dar buoni frutti. Voglio dire che la conversazione con lei è stato il concime caduto sopra la sterile terra del mio arido ingegno, e il tempo passato a servirla e frequentarla n’è stato la coltivazione; e quindi spero di produrre anch’io frutti in abbondanza, che non tralignino né escano dai sentieri della buona creanza che la Signoria Vostra ha scavato nel mio inaridito intelletto.
…se canta, dal filo delle sue parole arriveremo al gomitolo dei suoi pensieri, poiché la lingua parla per l’abbondanza del cuore.
Cap. XVIII libro 2.
…e ritornando poi a più alti doveri, diremo che deve serbar fede a Dio e alla sua dama, dev’esser casto nei suoi pensieri, riguardoso nelle parole, generoso nelle opere, valoroso nelle imprese, paziente in ogni travaglio, caritatevole coi bisognosi, e finalmente pronto a sostenere in ogni momento la verità anche a costo della vita. Di tutte queste virtù grandi e piccole deve esser dotato un buon cavaliere errante…
Esiste una pazzia che lega l'uomo alla fede in cui crede. Esiste una forza della fede che porta l'uomo alla follia.
Il deserto dei Tartari
Il tempo intanto correva, il suo battito silenzioso scandisce sempre più precipitoso la vita, non ci si può fermare neanche un attimo, neppure per un' occhiata indietro.
"Ferma, ferma!" si vorrebbe gridare, ma si capisce ch'è inutile. Tutto quanto fugge via, gli uomini le stagioni, le nubi; e non serve aggrapparsi alle pietre, resistere in cima a qualche scoglio, le dita stanche si aprono, le braccia si afflosciano inerti, si è trascinati ancora nel fiume, che pare lento ma non si ferma mai.
Per non rimane ancorati ai propri fantasmi, per il coraggio di correre nel buio, per la gioia dello scoprire nuovi cieli e nuovi mari, è per questo che il Deserto va letto. E per capire e non rinunciare alla vita e per il piacere di scegliere di non fermarsi mai.